Sette giorni

by Giovanni Peli

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1.
Hanno già parlato di noi di quello che facciamo fingendo di avere un’identità ma in fondo questa è la natura La nostra lingua vibra docile pronunciamo un nome e ci chiudiamo qui imbonitori sospesi tra no e sì Rimandiamo la disperazione un giorno il ricordo darà a tutto un senso il gelo puro del nostro sorriso rende troppo seria la nostra fuga Le ore passeranno più lente spoglieremo le ombre nocive penseremo ancora ad altre città Come se fossi un poeta ti porto una rosa poi conio la teoria della gioia tu invece bevi il veleno che è dentro di me e il nostro treno parte tra un’ora Bologna risolve la situazione anche tu guarisci e non pensi a niente fingiamo di avere un’identità ma in fondo questa è la natura
2.
A questo meccanismo di morte e nascita alla parola cantata cedo e credo Amici venite abbiano linee sulle mani abbiamo storte e sporche ali abbiamo finestre Giochi in scatola occhi da buoi non è una ruota non è poligono greco non è ansietà finitezza e nutrimento Non si misura come il denaro questo figlio questo mito questo nembo
3.
Cantano le ragioni di tutti dei gatti della pioggia e delle madri mentre pensiamo a rivendicare e ad oltraggiare a essere qualcuno o qualcosa a vendere la nostra immagine untuosa mentre facciamo promesse e spuntano due dentini La condanna reale è fatta per la rima ogni istante è letale c’è un poi che segue un prima Conosco una sola prigione l’errore fatale Il linguaggio è l’origine del male RIT Ma c’è da programmare salvadanari immaterici polistrumenti polilinguistici lamantini e galagoni sfumati a gessetto Come tanti anni fa ho paura di impazzire di distruggere ciò che amo la poesia è la gabbia in cui voliamo Quindi il mio romanzo che non finisco ha già un titolo una trama complicata intrecci morbosi il presente è starne fuori Fuori dai festival dai concorsi a premi e altre puttanate con un pubblico che condivide il nulla Non abbiamo più bisogno di informazioni
4.
Nego verità e il tempo non passa più onda blu Sputa inganni e luce e il fastidio ti conduce dove non sei più tu Le parole girano a vuoto attorno a ruggine e candele Spugna piccola tutto è cancellato nella canzone tutto è chiaro limpido, granitico Verità sopra le ombre sopra maldestri inganni che fanno ridere ogni foglia e ogni nuvola Svanite ambiguità non fraintendo tempi remoti strettoie e feritoie strettoie e feritoie strettoie e feritoie strettoie e feritoie
5.
Questo sappiamo di te torturato e ucciso nella gioventù la verità non esiste più Tutto è svanito fedi buie entusiasmi la realtà sotto i piedi e la curiosità quanto costa la nostra libertà? Chi sono i registi gente sventata e disumana nuove facce del sadismo squali ovunque per quali informazioni sei dovuto morire? Sgretolo tra le dita quello che resta del mio impegno e ogni ingenuità cosa racconterò ad un figlio che crede al mio sorriso?
6.
Quattro pianti e un po' di pace se mi mordi non fa male ogni ombra scivola ogni uomo si trasforma delle regole cosa resterà Autarchia del tuo velluto come stringe e come spera l'inferno dentro che non torna ogni uomo si trasforma mentre stringi questa libertà La memoria ha troppa vita tra le dita non c'è scampo ogni uomo si trasforma spinge via l'identità del suo corpo cosa resterà Tanto amore e presunzione ma è attento e ci ascolta questo inferno cambia nome viaggia come una ascensore delle regole cosa resterà
7.
Tu sei un’ombra tu sei troppo piccolo la notte grida per te è la più furba Setaccio i sogni per lasciarti senza pietà tutti questi sorrisi che il mattino riprende Poche priorità alzare il finestrino buttare nel cestino tenerti vicino coprirsi per il sole giocare con la rabbia buttarsi nella sabbia abbassare il finestrino Dolce rumore che portiamo dentro di noi e la sera non tace ci toglie le ore Tra i rintocchi gusci pieni di un altro futuro è oro quello che tocchi tutto il sole si sciupa
8.
Aggiungo fiato all'aria che ha bisogno di respirare e volteggiare meglio camminare o meglio ancora stare e più specificamente stare nello stesso vento confusi su per le pareti di mare e giù per gli abissi dei monti interrompendo la comunicazione TANTO CHE È COME ESSERE UNO DI FIANCO ALL' ALTRO E NON VEDERCI E NON SENTIRE IL NOSTRO RISPETTIVO CALORE il profumo tanto che non sentiamo contro la pelle le gabbie delle convenzioni che insieme alla storia prosciugata dei sentimenti sono pesi alle caviglie sempre più affrante quella storia fatta di no insistenti come quelli della voce degli altri TANTO CHE È COME ESSERE UNO DI FIANCO ALL' ALTRO E NON VEDERCI E NON SENTIRE IL NOSTRO RISPETTIVO CALORE Finisce tutto in un calcio alla ruota e ti fai male al puntone come le unghie quando tiravi male lì contro il duro lo sbordarsi della voce in fondo che a volte tieni così curata perché possa consolare lasciando farsi il senso ma non è vero niente e già è molto guardare il resto che indebolisce

about

Il ricavato sarà devoluto all'Associazione Culturale Lamantica (www.lamantica.it)

credits

released July 26, 2019

Testi e musica di Giovanni Peli
tranne Mercoledì e Domenica, testi scritti con Federica Cremaschi

Giovanni Peli: voce e chitarra elettrica, tastiere in 7
Michele Coratella: basso, chitarre, synth, percussioni e programmazione
Silvio Uboldi: pianoforte e tastiere in 3, 4 e 7
Matteo Rossetti: pianoforte e tastiere 1, 2 e 5
Paolo Camisani: sarod
Angela Kinczly: cori e clarinetto
Ettore Ferronato: tromba
Simone Gelmini: batteria

Arrangiamenti di Giovanni Peli e Michele Coratella
Fotografia di Mario Martinazzi
Webmaster Simona Burgio

Registrato, mixato e prodotto da Michele Coratella al Mikorstudio di Brescia

www.giovannipeli.it

Dedicato a mio figlio Sergio, che viva intensamente le sue settimane

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Peli Giovanni Brescia, Italy

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